La natura delle isole dell'arcipelago
Ci sono tanti modi di interpretare la natura delle isole dell'Arcipelago: il geologo vede le isole come un momento dei continui cambiamenti che ha avuto e continua ad avere il bassofondo che unisce la Sardegna alla Corsica. Sono trascorsi solo 14.000 anni da quando tra le due isole maggiori si andava per terra e le isole di oggi erano colline e rilievi di una vasta pianura solcata da valli profonde. Che la forma attuale sia recente lo attestano non solo gli studi di geologia, ma anche il filo che unisce la preistoria e la storia antichissima dei primi abitatori di Sardegna e Corsica.
Il botanico le vede come uno straordinario ricettacolo di piante endemiche che hanno trovato a volte spazi angusti per svilupparsi.
L'ornitologo vede le isole come un ponte ideale per i migratori che usano la direttrice formata dalle due isole maggiori per risalire verso nord e ridiscendere verso sud. Basta alzare lo sguardo in primavera sul cielo delle isole per vedere stormi di falchi, gru, cicogne attraversare gli stretti bracci di mare per compiere con metodica precisione il loro viaggio verso i siti di nidificazione. Ma l'ornitologo trova sulle piccole isole esterne la maggiore ricchezza: da Razzoli fino a Mortorio sono gli uccelli marini il valore aggiunto della natura a questi luoghi già così fortunati. Gabbiani reali, ma anche i ben più rari gabbiani corsi, berte maggiori e minori, marangoni dal ciuffo occupano tutte le nicchie possibili per compiere la loro stagione riproduttiva già a partire dall'inverno, quando i marangoni mettono l'abito nuziale e la crestina si innalza ben visibile sul capo.
L'appassionato di natura trova un insieme di paesaggi straordinari, dove mare e terra si fondono per unirsi e dividersi continuamente; trova itinerari attraverso i quali scoprire piante, animali, rocce dalle forme strane e inconfondibili che impreziosiscono il fascino del paesaggio. Trova infine itinerari sommersi nei quali la continuità tra la terraferma e il fondale appare sorprendente, in una colorata sintesi degli organismi che popolano il Mediterraneo occidentale.

Malvone

LA GEOLOGIA DELL'ARCIPELAGO


Tramonto su Spargiotto

Un paesaggio di granito
È la roccia a dominare il paesaggio delle isole, ingentilita dalla macchia mediterranea, in genere tenuta bassa dal vento: lungo le coste rocciose le spiagge, racchiuse tra promontori, sono quasi sempre di piccole dimensioni e la loro formazione deriva in genere dallo sfaldamento della roccia granitica. È il granito infatti la componente fondamentale del paesaggio delle isole dell'Arcipelago di La Maddalena: infatti l'origine di queste rocce risale alla cosiddetta orogenesi ercinica, antichissima e databile al tardo paleozoico, tra 340 e 250 milioni di anni fa. Il granito è una roccia cristallina che assume colorazioni diverse secondo i minerali che lo compongono: su di essi intervengono l'azione dell'acqua, del vento, del caldo e del freddo, che hanno trasformato e continuano a lavorare il granito, approfondendo le fessure naturali e erodendo le parti meno compatte, in modo da dare vita a forme fantastiche. La roccia assume le fattezze più strane e la fantasia di ognuno vede quello che vuole nelle architetture del granito. Animali, volti, streghe e personaggi famosi, enormi falli e infinite strutture bizzarre sono il risultato di questa "visione": se si compie un'escursione sulle isole a bordo di uno dei barconi che accompagnano i turisti si può osservare il campionario delle forme più note, scovate anche negli anfratti più reconditi, metodicamente indicate dalla guida all'altoparlante.
L'erosione del granito genera due forme caratteristiche: i blocchi arrotondati ed i tafoni (lu tavòni). Mentre i primi si generano nel suolo e nel sottosuolo, la genesi dei tafoni avviene invece in ambiente aereo. I blocchi possono avere grandi dimensioni: essi si formano per l'azione dell'erosione sulla naturale fessurazione della roccia. L'acqua, circolando nelle fratture, dissolve e disgrega i cristalli che formano il granito formando all'interno delle fessure depositi di detriti. Quando questi sedimenti vengono asportati da processi erosivi o da dilavamento rimangono solo i massi arrotondati accatastati gli uni sugli altri, a volte in equilibrio apparentemente instabile. Certi tipi di granito continuano ad erodersi anche in ambiente aereo, con un processo di desquamazione dei blocchi, detto "a pelle di cipolla".
I tafoni sono generati dall'azione del vento combinata con quella dell'acqua salata. Il vento accelera l'evaporazione e quindi il deposito di cristalli di cloruro di sodio che, aumentando di volume, portano alla disgregazione della roccia. Il processo inizia con l'asportazione di un primo minuto cristallo: si crea così la prima piccola nicchia che poi progressivamente si ingrandisce verso l'alto, per desquamazione della volta. I tafoni possono essere di dimensioni enormi, oppure possono avere l'aspetto di fori di un alveare, i cosiddetti microtafoni.
Nel paesaggio delle isole alle forme levigate, arrotondate e ricche di tafoni si alternano zone dove la roccia assume tipici andamenti verticali con fratture, fessure, spaccature orizzontali che generano forme squadrate e caratteristiche guglie. Per avere un'idea di questi due diversi aspetti basta osservare il lato settentrionale dell'isola di Spargi, caratterizzato da grandi blocchi rotondeggianti, e confrontarlo con il lato orientale di Caprera, tutto guglie e spuntoni.